I termini medici specialistici sono spesso complicati. Vogliamo aiutarti a comprenderli meglio. Qui trovi i termini più importanti sul tema dell’emofilia spiegati in modo semplice.
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B
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Aderenza
Il termine “aderenza” indica la disponibilità a seguire le terapie e le altre misure concordate insieme all'équipe di trattamento. Il termine italiano corrispondente è “aderenza alla terapia”. Con questo termine non ci si riferisce soltanto alla terapia farmacologica, bensì all'insieme delle decisioni e degli accordi presi insieme dalla persona interessata e dall'équipe di trattamento. Tra questi rientrano, ad esempio, la fisioterapia o un cambiamento nella dieta.
Amniocentesi
L’amniocentesi è un esame diagnostico prenatale (eseguito prima della nascita) del liquido amniotico. Durante la procedura, effettuata sotto controllo ecografico, viene prelevata una piccola quantità di liquido amniotico dall’utero. Questo liquido contiene cellule del bambino che possono essere analizzate per individuare eventuali variazioni genetiche o anomalie cromosomiche. L’esame diagnostico viene di solito eseguito tra la 15ª e la 18ª settimana di gravidanza e comporta un rischio basso, ma comunque presente. Nel corso di un’amniocentesi è possibile anche stabilire o escludere la presenza di una malattia come l’emofilia.
Il laboratorio determina se il nascituro è affetto, portatore o non affetto.
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Anemia
"Anemia" significa "carenza di sangue". Si verifica quando nel sangue è presente una quantità troppo ridotta di globuli rossi o di emoglobina. L’emoglobina è importante per il trasporto dell’ossigeno nell’organismo. Le persone affette da anemia spesso provano stanchezza e debolezza, appaiono pallide o possono avere il fiato corto con facilità. Possono accusare anche difficoltà di concentrazione.
Nelle persone con emofilia, l’anemia può insorgere, ad esempio, a causa di sanguinamenti ricorrenti o più intensi. Altre possibili cause sono carenza di ferro o malattie croniche.
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Anticorpi
Gli anticorpi sono speciali proteine del sistema immunitario. Riconoscono strutture estranee come batteri, virus o tossine e si legano in modo specifico ad esse. In questo modo gli agenti patogeni vengono contrassegnati e resi innocui dal sistema immunitario. In alcune malattie, gli anticorpi possono essere diretti anche contro strutture proprie dell’organismo o contro medicamenti. Nella terapia per l’emofilia possono svilupparsi contro i fattori della coagulazione somministrati, bloccandone l’effetto. La formazione di questi inibitori rappresenta una particolare sfida terapeutica.
Anticorpo bispecifico
Un anticorpo bispecifico è un anticorpo prodotto mediante ingegneria genetica (realizzato in laboratorio con l’aiuto delle moderne biotecnologie) che può legarsi contemporaneamente a due recettori. Quando viene impiegato nell’emofilia, l’anticorpo bispecifico si lega contemporaneamente a due fattori della coagulazione, sostituendo così la funzione del fattore VIII mancante. Viene utilizzato per prevenire i sanguinamenti nell’emofilia A ed è efficace anche in presenza di inibitori.
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aPPC (concentrato di complesso protrombinico attivato)
Per concentrato di complesso protrombinico attivato (aPCC) si intende un medicamento speciale utilizzato per il trattamento dei sanguinamenti, soprattutto nell’emofilia con inibitori. Contiene diversi fattori della coagulazione e può sostenere la coagulazione del sangue attraverso vie alternative (i cosiddetti bypass) quando i preparati contenenti fattori non sono sufficientemente efficaci. La somministrazione avviene di solito per via endovenosa ed è monitorata da specialisti, poiché in rari casi possono formarsi coaguli di sangue.
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Articolazione bersaglio
Le articolazioni bersaglio sono articolazioni in cui si verificano sanguinamenti con particolare frequenza, per definizione almeno tre episodi in sei mesi. Le articolazioni più comunemente coinvolte sono quelle del gomito, del ginocchio e della caviglia. Le persone con emofilia possono presentare più articolazioni bersaglio contemporaneamente.
Sviluppo delle articolazioni bersaglio
Quando in un’articolazione si verificano regolarmente sanguinamenti, aumenta il rischio di ulteriori episodi. Si può così instaurare un circolo vizioso che può portare a danni articolari permanenti, dolore e limitazioni del movimento. Per prevenirlo, i sanguinamenti articolari devono essere sempre trattati tempestivamente.
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Artropatia
"Artropatia" è il termine medico per indicare le malattie articolari. La parola deriva dal greco: arthron = articolazione e pathos = malattia, sofferenza. Le artropatie possono essere infiammatorie e non infiammatorie.
L'artropatia nell’emofilia A
Nell’emofilia A possono verificarsi sanguinamenti articolari. Quando il sangue nell’articolazione viene riassorbito, si formano prodotti di degradazione, come il ferro, che possono provocare infiammazione e danneggiare le strutture articolari. Ciò può causare danni all’articolazione, con dolore e limitazioni funzionali. In questi casi gli esperti parlano di artropatia emofilica.
Asintomatico
Il termine "asintomatico" viene utilizzato quanto una malattia o una condizione medica è presente senza che si manifestino disturbi percepibili (sintomi). Le persone interessate si sentono sane anche se la malattia è presente. Nel contesto dell’emofilia, questo può essere il caso, ad esempio, delle persone portatrici o con forme lievi della malattia. Anche in assenza di sintomi può essere utile una valutazione medica o un monitoraggio.
Attività del fattore
L’attività del fattore indica in che misura è efficace un determinato fattore della coagulazione nel sangue. Solitamente viene espressa in percentuale e indica la quantità di fattore della coagulazione funzionale presente rispetto a un valore normale in soggetti sani.
Un’attività normale è compresa in media tra il 50% e il 150%.
Nell’emofilia, l’attività del fattore VIII (emofilia A) o del fattore IX (emofilia B) è ridotta.
Il livello di attività determina la gravità della malattia:
grave: <1%
moderata: 1-5%
lieve: >5%
Questo valore è fondamentale per la diagnosi, la pianificazione terapeutica e la valutazione del rischio di sanguinamento.
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Biopsia dei villi coriali
La biopsia dei villi coriali è un esame diagnostico prenatale (eseguito prima della nascita) in cui viene prelevato un piccolo campione di tessuto dalla placenta. Poiché questo tessuto contiene lo stesso patrimonio genetico del nascituro, è possibile individuare variazioni genetiche o malattie ereditarie come l’emofilia già nelle prime fasi della gravidanza (all'incirca dall’11ª settimana).
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Bloccante
Un bloccante è un anticorpo prodotto dall’organismo che inibisce o blocca l’azione di un fattore della coagulazione del sangue. Nel linguaggio specialistico si utilizza il termine "inibitore".
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Bypass/Terapia di bypass
Nel trattamento dell’emofilia, il bypass indica un principio terapeutico in cui la coagulazione del sangue viene attivata attraverso una via alternativa (“bypass”). Questa terapia viene utilizzata quando sono presenti inibitori e i tradizionali preparati contenenti fattori non sono più efficaci.
In questi casi si ricorre a medicamenti specifici (ad esempio fattore VIIa o aPCC) che aggirano il blocco nella cascata della coagulazione, consentendo comunque la formazione del coagulo di sangue. L’obiettivo è fermare efficacemente i sanguinamenti o prevenirli, anche in presenza di inibitori.
Nella terapia bypass vengono somministrati i cosiddetti medicamenti bypass. Aggirano la classica cascata della coagulazione con l’attivazione del fattore VIII e portano alla formazione di grandi quantità di trombina sulle piastrine. Poiché non contengono fattore VIII, o ne contengono solo quantità molto ridotte, possono essere utilizzati nell’emofilia con inibitori.
Somministrazione dei medicamenti bypass
I medicamenti bypass possono essere utilizzati sia come trattamento profilattico sia come trattamento al bisogno. La somministrazione avviene spesso più volte al giorno per via endovenosa (in una vena).
Carenza del fattore Vll
La carenza di fattore VII è detta anche ipoproconvertinemia. In questa condizione il fattore VII della coagulazione è completamente o parzialmente assente, con conseguente aumento della predisposizione al sanguinamento. Come nell’emofilia, esistono diversi gradi di gravità, a seconda dell’attività residua del fattore VII.
La malattia è di origine genetica e si trasmette in modo recessivo, il che significa che uomini e donne sono colpiti allo stesso modo ed entrambi i genitori devono trasmettere il gene alterato.
È una condizione rara e spesso viene diagnosticata casualmente. Il trattamento può essere al bisogno o preventivo (profilattico).
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Carenza di piastrine
Il termine medico per indicare la carenza di piastrine è "trombocitopenia" oppure "piastrinopenia". Le piastrine sono chiamate anche trombociti.
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Cascata della coagulazione
I fattori della coagulazione sono indicati con numeri romani da I a XIII (il fattore VI non esiste). Normalmente sono presenti nel sangue in forma inattiva. In caso di lesione e fuoriuscita di sangue, viene innescata la cascata della coagulazione. In questo processo, i fattori della coagulazione si attivano a vicenda in una sequenza specifica. La forma attiva è indicata con una “a”: ad esempio, il fattore VIII diventa fattore VIIIa e il fattore IX diventa fattore XIa.
Di seguito si riporta un elenco dei fattori della coagulazione esistenti:
Fattore I (fibrinogeno)
Fattore II (protrombina)
Fattore III (fattore tissutale)
Fattore IV (ioni calcio)
Fattore V (proaccelerina)
Fattore VII (proconvertina, protrombinogeno)
Fattore VIII (fattore antiemofilico A)
Fattore IX (fattore antiemofilico B, fattore Christmas)
Fattore X (fattore Stuart-Prower)
Fattore XI (fattore Rosenthal)
Fattore XII (fattore Hageman)
Fattore XIII (fattore stabilizzante la fibrina)
Tuttavia, i numeri non corrispondono alla posizione del fattore nella cascata della coagulazione. Ad esempio, il fattore I (fibrinogeno) e il fattore II (protrombina) intervengono alla fine del processo di coagulazione del sangue. Il fattore IIa attivato (trombina) attiva il fattore I trasformandolo in fattore Ia (fibrina). Insieme alle piastrine (trombociti), la fibrina forma quindi la struttura stabile di chiusura della ferita, nella quale, tra le altre cose, sono incorporati anche i globuli rossi (trombo rosso).
Fattori della coagulazione importanti nell'emofilia
L'emofilia è causata dalla mancanza di fattori della coagulazione. Nell'emofilia A, il fattore VIII non è (sufficientemente) presente nel sangue. A causa della carenza del fattore VIII della coagulazione, la coagulazione del sangue si arresta e non può essere completata. L'emofilia B è causata dall'assenza (parziale) del fattore IX (chiamato anche fattore Christmas). Anche in questo caso, la coagulazione del sangue è interrotta e non si forma una struttura stabile di chiusura della ferita.
Il fattore von Willebrand, che è assente nella malattia di von Willebrand, non è propriamente un fattore della coagulazione, in quanto non fa parte della cascata della coagulazione.
Cascata della coagulazione compromessa nell'emofilia
Negli individui con emofilia, questa cascata della coagulazione è compromessa. L'emostasi primaria procede ancora normalmente, ma l'emostasi secondaria è difettosa. A seconda del tipo di emofilia, ad essere assente (o presente in quantità insufficienti) è il fattore VIII (emofilia A) o il fattore IX (chiamato anche fattore Christmas; emofilia B). In tale punto, la cascata della coagulazione è interrotta e il fattore successivo non viene più attivato. La coagulazione non può essere completata e, quindi, la ferita non può essere chiusa in modo tempestivo e stabile.
Nella malattia di von Willebrand, il fattore von Willebrand è assente o non completamente funzionale. A rigor di termini, tuttavia, questo non è uno dei fattori della coagulazione, ma è importante nell'emostasi primaria.
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Coagulazione del sangue
Quando una persona si ferisce, la coagulazione del sangue fa sì che il sanguinamento si arresti e che la ferita si chiuda. Si tratta di un processo complesso che coinvolge diverse fasi e componenti. Nelle persone con emofilia questo processo è alterato.
Trombociti e fattori della coagulazione
Nella prima fase, le piastrine (trombociti) si accumulano nella sede della ferita. “Tappano” la ferita, impedendo al sangue di fuoriuscire. Successivamente intervengono particolari proteine, i cosiddetti fattori della coagulazione, che entrano in azione in una sequenza prestabilita (la cosiddetta cascata della coagulazione) e permettono la chiusura e la guarigione della ferita.
Complesso della protrombinasi
Il complesso della protrombinasi è un insieme di diversi fattori della coagulazione, tra cui il fattore Xa, che svolge un ruolo centrale nella coagulazione del sangue. Converte la protrombina in trombina, che è necessaria per la formazione della fibrina e quindi di un coagulo di sangue stabile.
Compliance
Il termine “compliance” indica che un paziente segue la terapia stabilita dal team di trattamento. In questo caso la decisione terapeutica viene presa esclusivamente dal medico, senza il coinvolgimento della persona interessata.
Differenza rispetto all’aderenza
A differenza dell’aderenza, nella compliance la persona interessata ha un ruolo piuttosto passivo. Si limita a seguire le indicazioni del team di trattamento e non partecipa attivamente alle decisioni terapeutiche.
Controindicato
"Controindicato" significa che un determinato trattamento, esame diagnostico o medicamento non deve essere utilizzato perché può essere dannoso o pericoloso per la persona che lo riceve.
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Cromosoma X/Y
Gli esseri umani possiedono complessivamente 46 cromosomi: 44 autosomi e 2 cromosomi sessuali.
I cromosomi sessuali, detti anche gonosomi o eterosomi, sono il cromosoma X e il cromosoma Y. Le donne possiedono due cromosomi X, mentre gli uomini hanno un cromosoma X e uno Y.
Gli autosomi contengono le informazioni genetiche che determinano le caratteristiche generali dell’organismo indipendenti dal sesso, come il colore dei capelli e degli occhi, l’altezza, i processi metabolici e la struttura degli organi.
Il ruolo dei cromosomi nell’emofilia A
Questa differenza spiega perché l’emofilia A colpisce principalmente i maschi. Le informazioni che determinano la produzione del fattore VIII si trovano sul cromosoma X. Se queste informazioni sono difettose su uno dei cromosomi X, le donne ne possiedono un secondo in grado di fornire l'informazione intatta. Negli uomini, invece, il cromosoma Y non è in grado di compensare il difetto, con conseguente sviluppo dell’emofilia A per mancanza o disponibilità insufficiente del fattore VIII.
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D
E
F
Diagnosi
La diagnosi è la determinazione medica di una malattia. Si basa su diverse informazioni, come colloqui, esami obiettivi, valori di laboratorio o procedure di imaging. Lo scopo della diagnosi è individuare la causa dei disturbi e pianificare un trattamento adeguato.
Disturbo della coagulazione del sangue
Un disturbo della coagulazione del sangue, come suggerisce il nome, indica un’alterazione del processo di coagulazione. In caso di lesione e del conseguente sanguinamento, la coagulazione non avviene oppure è ritardata.
e.v. (endovenoso)
L’abbreviazione “e.v.” significa “endovenoso” e indica la somministrazione di un medicamento direttamente in una vena, cioè in un vaso sanguigno che conduce al cuore. Molti medicamenti per l’emofilia vengono somministrati per questa via sotto forma di iniezione o infusione.
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Emivita
L'emivita descrive il tempo necessario affinché la quantità di un principio attivo nell’organismo si riduca della metà. Nella terapia per l’emofilia indica per quanto tempo un fattore della coagulazione o un medicamento rimane efficace. È importante per la pianificazione del dosaggio e degli intervalli tra i trattamenti.
Emofilia A
L’emofilia A è un disturbo congenito, per lo più ereditario, della coagulazione del sangue, causato da una carenza o da una disfunzione del fattore VIII della coagulazione. Il fattore VIII è necessario affinché la coagulazione avvenga correttamente e i sanguinamenti possano essere arrestati in modo efficace.
Le persone affette da emofilia A presentano quindi una maggiore predisposizione al sanguinamento. I sanguinamenti possono durare più a lungo quando si verificano a seguito di una lesione, ma possono anche insorgere spontaneamente, ad esempio nelle articolazioni o nei muscoli. La malattia è trasmessa con modalità legata al cromosoma X, per cui colpisce prevalentemente i maschi, mentre le femmine sono per lo più portatrici. La gravità dell’emofilia A dipende dall’attività del fattore VIII nel sangue.
Emofilia B
Come l’emofilia A, anche l’emofilia B è un disturbo della coagulazione caratterizzato da un'aumentata predisposizione al sanguinamento. I sintomi sono simili e anche in questo caso i maschi sono colpiti più frequentemente rispetto alle femmine; tuttavia, si tratta di una forma più rara di emofilia.
Cause dell’emofilia B
Le persone affette da emofilia B non presentano oppure presentano in quantità ridotta il fattore IX della coagulazione (FIX), detto anche fattore Christmas (dal nome del paziente Stephen Christmas). Anche nell’emofilia B si distinguono tre gradi di gravità in base all’attività residua del FIX:
emofilia B lieve
moderata
e grave.
Il trattamento può avvenire, analogamente all’emofilia A, mediante sostituzione endovenosa del FIX.
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Emofilico
Il termine "emofilia" significa “predisposizione al sanguinamento” e in passato la patologia era nota come "male dei re". Le persone affette vengono definite “emofiliche”. Poiché, a seconda del tipo di emofilia, nel sangue mancano determinati fattori della coagulazione, il sangue delle persone con emofilia coagula più lentamente rispetto a quello delle persone sane. Le ferite si chiudono più lentamente e le persone colpite sanguinano più a lungo.
Emoglobina
L’emoglobina è una proteina presente nei globuli rossi. Si lega all’ossigeno nei polmoni e lo trasporta agli organi e ai tessuti. Un livello troppo basso di emoglobina può indicare anemia, che nell’emofilia può essere causata, ad esempio, da ricorrenti perdite di sangue.
Emostasi
Il termine "emostasi" si riferisce all'insieme dei processi che portano all’arresto del sanguinamento. Si compone di due fasi:
Nell’emostasi primaria, le piastrine aderiscono alla parete del vaso lesionato e formano un primo tappo emostatico, ancora instabile.
Nell’emostasi secondaria, i fattori della coagulazione, attivati in una sequenza definita (cascata della coagulazione), determinano la formazione di una rete stabile di fibrina, che arresta in modo duraturo il sanguinamento.
Nell’emofilia, l’emostasi primaria è solitamente normale. Il disturbo interessa l’emostasi secondaria, poiché mancano importanti fattori della coagulazione (fattore VIII nell’emofilia A, fattore IX nell’emofilia B) e, di conseguenza, la coagulazione del sangue è ritardata o incompleta.
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Eterozigote
"Eterozigote" indica una condizione genetica in cui una persona possiede una variante normale e una variante alterata di un gene. Nelle malattie ereditarie come l’emofilia, ciò può significare che una persona è portatrice della malattia senza presentare sintomi evidenti.
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Fattore IX
Il fattore IX è un fattore della coagulazione che svolge un ruolo importante nella coagulazione del sangue. Nel sangue è inizialmente presente in forma inattiva e, durante il processo di coagulazione, viene attivato in fattore IXa. Nella sua forma attiva, il fattore IX contribuisce, insieme ad altri fattori, a rafforzare la coagulazione e a fermare i sanguinamenti. Una carenza di fattore IX porta all’emofilia B.
Fattore IXa
Il fattore IXa della coagulazione è la forma attivata del fattore IX. Fa parte della cascata della coagulazione e, insieme ad altri fattori, contribuisce a rafforzare la coagulazione e a fermare i sanguinamenti. Eventuali alterazioni sono particolarmente rilevanti nell’emofilia.
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Fattore VII
Il fattore VII è un fattore della coagulazione che svolge un ruolo importante nell’avvio della coagulazione del sangue. Nel sangue è inizialmente presente in forma inattiva e viene attivato in fattore VIIa in caso di lesione vascolare. Nella sua forma attiva contribuisce ad attivare altri fattori della coagulazione, avviando così il processo coagulativo.
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Fattore VIIa
Il fattore VIIa della coagulazione è la forma attivata del fattore VII. Svolge un ruolo importante nell’avvio della coagulazione, attivando altri fattori a seguito di una lesione vascolare. In medicina viene utilizzato anche come medicamento, in particolare per il trattamento di sanguinamenti gravi o nell’emofilia con inibitori.
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Fattore VIII
Il fattore VIII è un fattore della coagulazione che svolge un ruolo centrale nella coagulazione del sangue. Supporta specifiche reazioni enzimatiche necessarie per la formazione di un coagulo di sangue stabile dopo una lesione e il blocco del sanguinamento.
Se il fattore VIII è assente o non funziona correttamente, si sviluppa l’emofilia A, con sanguinamenti più frequenti o prolungati.
Fattore von Willebrand
Il fattore von Willebrand (VWF) è una proteina presente nel sangue. Svolge diverse funzioni, tra cui il trasporto e la protezione del fattore VIII della coagulazione.
Conseguenze della carenza di fattore von Willebrand
Se il VWF è assente, presente in quantità ridotte o non pienamente funzionale, le persone affette sviluppano la malattia di von Willebrand, un disturbo della coagulazione del sangue. Sebbene il VWF venga spesso definito un fattore della coagulazione, in senso stretto non lo è, poiché non è direttamente coinvolto nella cascata della coagulazione.
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Fattore X
Il fattore X è un fattore della coagulazione che svolge un ruolo chiave nella coagulazione del sangue. Interviene in un punto cruciale della cosiddetta cascata della coagulazione e viene attivato in fattore Xa durante il processo coagulativo. Il fattore Xa è necessario per la formazione di trombina, che contribuisce alla formazione di un coagulo di sangue stabile.
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Fattore Xa
Il fattore Xa della coagulazione è la forma attivata del fattore X. Viene prodotto quando il fattore X si attiva durante la coagulazione del sangue. Svolge un ruolo centrale perché, insieme ad altri componenti, forma il denominato complesso della protrombinasi. Questo complesso converte la protrombina in trombina. Senza fattore Xa, la coagulazione del sangue non può essere completata efficacemente.
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Fattori della coagulazione
I fattori della coagulazione sono proteine prodotte nel fegato. Sono presenti nel sangue e sono fondamentali per la coagulazione del sangue e la chiusura delle ferite.
Fibrina
La fibrina è una proteina insolubile in acqua che svolge un ruolo centrale nella coagulazione del sangue. Viene prodotta alla fine della cascata della coagulazione a partire dal fibrinogeno.
La fibrina forma strutture sottili e filamentose che si intrecciano a formare una rete stabile. Questa rete intrappola piastrine e cellule del sangue, garantendo la formazione di un coagulo di sangue stabile che sigilla e arresta il sanguinamento. Nell'emofilia, la coagulazione del sangue è compromessa, con conseguente produzione insufficiente o ritardata di fibrina. Di conseguenza, i coaguli di sangue sono instabili e il sanguinamento può durare più a lungo. L’obiettivo del trattamento è consentire una produzione adeguata di fibrina.
Forma con inibitori
La forma con inibitori descrive una variante dell’emofilia in cui sono presenti inibitori, che rendono il trattamento più complesso.
Formazione di inibitori
La formazione di inibitori indica il processo mediante il quale l’organismo inizia a produrre anticorpi contro i fattori della coagulazione somministrati.
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Gene dell'emofilia
Il gene dell’emofilia è un gene mutato localizzato sul cromosoma X che contiene le istruzioni per la produzione di un importante fattore della coagulazione. A seconda della forma di emofilia, è coinvolto il gene F8 (emofilia A, fattore VIII) oppure il gene F9 (emofilia B, fattore IX). A causa della mutazione, il fattore della coagulazione corrispondente non viene prodotto in quantità sufficiente oppure non è funzionale, il che comporta una maggiore predisposizione al sanguinamento.
Immunoglobuline
"Immunoglobuline" è il termine medico per indicare gli anticorpi. Si tratta di proteine del sistema immunitario che riconoscono e si legano a sostanze estranee. Nell’emofilia, le immunoglobuline assumono rilevanza quando agiscono come inibitori diretti contro i fattori della coagulazione.
Inibitore
Un inibitore è un anticorpo prodotto dall’organismo che inibisce o blocca l’azione di un fattore della coagulazione. Nelle persone con emofilia, un inibitore è generalmente diretto contro il fattore della coagulazione somministrato (ad esempio il fattore VIII o fattore IX) e ne impedisce il corretta funzionamento.
Gli inibitori possono complicare il trattamento e richiedere terapie specifiche, come ad esempio trattamenti bypass o medicamenti alternativi.
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Malattia di von Willebrand
La malattia di von Willebrand (VWD) è stata descritta per la prima volta nel 1926 da Erik Adolf von Willebrand. È il disturbo congenito della coagulazione più frequente a livello mondiale e interessa circa l’1% della popolazione. Uomini e donne sono colpiti in egual misura. Nella VWD è compromessa l’emostasi primaria (chiusura iniziale e temporanea della ferita). Il sintomo più comune è rappresentato da sanguinamenti delle mucose prolungati, come epistassi o sanguinamenti gengivali.
Forme della malattia di von Willebrand
Esistono tre diversi tipi di VWD: 1, 2 e 3.
Nel tipo 1 è presente una minore quantità di fattore von Willebrand (VWF) (difetto quantitativo). Rappresenta circa il 60-80% dei casi di VWD e le persone affette possono condurre una vita quasi normale.
Il tipo 2 può essere ulteriormente suddiviso in sottotipi ed è caratterizzato da un'alterazione della funzione del fattore von Willebrand (difetto qualitativo). Circa il 15-20% delle persone affette dalla malattia presenta il tipo 2.
Il tipo 3 è la forma più rara e grave, il cui il fattore von Willebrand è completamente assente.
Mutazione
Una mutazione è un'alterazione permanente del patrimonio genetico (DNA). Interessa il codice genetico di un gene e può comportare che una determinata proteina (ad esempio un fattore della coagulazione) venga prodotta in modo scorretto o non venga prodotta affatto. Nell’emofilia, la malattia è causata da una mutazione.
Mutazione di F8
Una mutazione di F8 è un'alterazione genetica nel gene del fattore VIII (gene F8). Questo gene contiene le istruzioni per la produzione del fattore VIII della coagulazione. A causa della mutazione, il fattore VIII può essere assente o non funzionare correttamente, portando all’emofilia A.
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Persistenza
Il termine "persistenza" descrive per quanto tempo una terapia viene seguita in modo continuativo, indipendentemente dal fatto che la terapia è stata concordata congiuntamente dal paziente e dall'équipe di trattamento oppure prescritta da un medico senza il coinvolgimento del paziente nel processo decisionale.
Importanza per i risultati terapeutici
Una buona aderenza e una persistenza prolungata consentono di ottenere i migliori risultati terapeutici. Solo se si segue la terapia in modo costante e continuativo è possibile raggiungere gli obiettivi previsti.
Persona portatrice
Una persona portatrice è una persona che può trasmettere una malattia ereditaria senza esserne affetta. Un altro termine è portatrice/portatore sano.
Persone portatrici nell’emofilia A
Nell’emofilia A esistono solo portatrici di sesso femminile, poiché il gene difettoso è localizzato sul cromosoma X, un cromosoma sessuale. Le donne hanno due cromosomi X: se uno presenta un difetto relativo al fattore VIII, l’altro può compensarlo. Gli uomini hanno invece un cromosoma X e uno Y. Il cromosoma Y non può compensare il difetto presente sull’X; per questo motivo l’emofilia A colpisce prevalentemente i maschi. Tuttavia, in teoria è possibile che anche le donne sviluppino la malattia. Ciò può avvenire quando una bambina eredita da entrambi i genitori un cromosoma X con l’informazione difettosa per il fattore VIII, cioè quando il padre è affetto da emofilia A e la madre è portatrice.
Plasma
Il plasma è la componente liquida del sangue. Viene ottenuto separando il sangue dalle sue componenti solide (ad esempio globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Il plasma contiene, tra le altre cose, proteine, ormoni e fattori della coagulazione importanti per l’emostasi.
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Plasmaderivato
Per "plasmaderivati" si intendono i medicamenti derivati dal plasma sanguigno umano. Nell’emofilia, i preparati plasmaderivati vengono utilizzati per sostituire i fattori della coagulazione mancanti. Sono ottenuti dal plasma di donatrici sane. La produzione avviene nel rispetto di rigorosi controlli di sicurezza.
Prenatale
Prenatale significa “prima della nascita”. Il termine è utilizzato per indicare esami diagnostici o interventi effettuati durante la gravidanza.
Preparati contenenti fattori
I preparati contenenti fattori sono medicamenti che sostituiscono i fattori della coagulazione mancanti o non funzionanti. Sono utilizzati soprattutto nelle persone con emofilia per trattare o prevenire i sanguinamenti.
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Profilassi
Per profilassi o terapie profilattiche si intendono trattamenti somministrati regolarmente con l’obiettivo di prevenire determinati eventi (nel caso dell’emofilia, i sanguinamenti). Il contrario è il "trattamento al bisogno".
La terapia profilattica nell’emofilia A
Molti medicamenti per l’emofilia possono essere utilizzati a scopo profilattico e somministrati a intervalli variabili. In particolare, i pazienti con emofilia moderata o grave ricevono frequentemente una terapia profilattica per prevenire sanguinamenti spontanei. Il trattamento profilattico non esclude il trattamento al bisogno, che rimane indicato in caso di sanguinamento.
Proteina di fase acuta
Le proteine di fase acuta (APP) sono proteine presenti nel sangue la cui concentrazione cambia in presenza di infiammazioni, infezioni, lesioni o danni tissutali. Alcune di queste proteine aumentano notevolmente, mentre altre diminuiscono. Sono prodotte principalmente nel fegato. I medici utilizzano questi valori per rilevare infiammazioni, valutarne l’andamento o controllare l’efficacia di un trattamento.
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Radiosinoviortesi
La radiosinoviortesi è una procedura terapeutica utilizzata nella sinovite (infiammazione della membrana sinoviale) cronica, che si verifica spesso a seguito di sanguinamenti articolari ricorrenti nel contesto dell'emofilia. Consiste nell’iniezione di una sostanza debolmente radioattiva nell’articolazione interessata con l’obiettivo di distruggere selettivamente la membrana sinoviale infiammata.
L’obiettivo è ridurre l'infiammazione, il gonfiore e il dolore, nonché prevenire ulteriori sanguinamenti articolari. L’effetto è ritardato, ma la procedura può ridurre a lungo termine la frequenza dei sanguinamenti e la progressione dell’artropatia emofilica.
Recessiva
L'aggettivo “recessiva” descrive una modalità di trasmissione genetica in cui una variazione genetica si manifesta solo in assenza di una copia sana del gene. L’emofilia è trasmessa con modalità recessiva legata al cromosoma X, per cui colpisce prevalentemente i maschi, mentre le femmine sono per lo più portatrici.
Un altro esempio di ereditarietà recessiva è il colore degli occhi blu nell’essere umano.
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Reticolocita
I reticolociti sono globuli rossi giovani, ancora immaturi. Il loro numero nel sangue indica quanto attivamente il midollo osseo stia producendo nuove cellule del sangue.
Nell’emofilia, questo valore è particolarmente rilevante dopo sanguinamenti più intensi o ricorrenti, poiché fornisce indicazioni sulla capacità dell’organismo di compensare la perdita di sangue o sulla presenza di anemia.
s.c. (sottocutaneo)
L’abbreviazione “s.c.” significa “sottocutaneo” e indica una somministrazione “sotto la pelle”.
Somministrazione sottocutanea di medicamenti
I medicamenti somministrati per via sottocutanea vengono iniettati nel tessuto adiposo situato sotto la pelle mediante siringa o penna.
Sangue
Le cellule del sangue vengono prodotte nel midollo osseo. Le cellule staminali ematopoietiche presenti nel midollo producono i globuli rossi, i globuli bianchi (linfociti, granulociti, macrofagi) e le piastrine. Le cellule mature entrano poi nel sangue e svolgono le loro funzioni specifiche nell’organismo.
Sanguinamento articolare
Un sanguinamento articolare si verifica quando il sangue si accumula in un’articolazione, spesso a causa di un sovraccarico della membrana sinoviale. L’articolazione colpita diventa gonfia, calda e dolorosa.
Questi sanguinamenti sono particolarmente frequenti nell’emofilia grave, ma possono comparire anche nelle forme più lievi. Un trattamento tempestivo è importante, poiché il sangue presente nell’articolazione può danneggiare la cartilagine e l'osso. Se non si esegue un trattamento, può portare a danni permanenti, a limitazioni del movimento e allo sviluppo di un'artropatia emofilica.
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Sanguinamento muscolare
I sanguinamenti muscolari sono generalmente a causati da urti, strappi o altre lesioni. Nelle persone con emofilia grave possono manifestarsi anche spontaneamente e senza una causa apparente. La zona interessata si gonfia, diventa calda e la pelle può assumere una colorazione bluastra. Possono inoltre comparire dolore, limitazione del movimento e una sensazione di intorpidimento o formicolio.
Conseguenze di un sanguinamento muscolare
In caso di sanguinamento muscolare, il sangue si accumula nel muscolo esercitando pressione sui tessuti circostanti e sui nervi. Questo può essere molto doloroso e deve essere trattato tempestivamente per evitare complicanze come atrofia muscolare e conseguenti disallineamenti articolari.
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Sanguinamento spontaneo
Un sanguinamento spontaneo è un sanguinamento che si verifica senza che vi sia una lesione esterna evidente. È causato da un’alterazione della coagulazione del sangue e può manifestarsi, ad esempio, nelle articolazioni, nei muscoli o negli organi interni.
Nelle persone con emofilia grave, i sanguinamenti spontanei possono verificarsi con particolare frequenza e richiedono un intervento medico tempestivo.
Shared Decision Making (SDM)
Lo Shared Decision Making è un modello di decisione condivisa in cui medico e paziente si scambiano attivamente informazioni, valutano insieme le diverse opzioni terapeutiche e prendono una decisione in modo collaborativo. Per il successo di questo approccio è fondamentale che il medico crei, durante l'intero consulto, un ambiente in cui il paziente possa esprimersi liberamente.
Sindrome da antifosfolipidi
La sindrome da antifosfolipidi (APS) è una patologia autoimmune. In questa malattia l’organismo produce anticorpi che interferiscono con la coagulazione del sangue. Ciò può portare a un aumento del rischio di trombosi o a complicazioni in gravidanza.
A differenza dell’emofilia, in cui la coagulazione del sangue è rallentata e si verificano sanguinamenti, l’APS provoca una maggiore predisposizione alla coagulazione. Entrambe le malattie interessano la coagulazione del sangue, ma in modo opposto.
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Sinoviectomia
La sinoviectomia è un intervento chirurgico che consiste nella rimozione della membrana sinoviale infiammata con l’obiettivo di alleviare il dolore e ridurre i sanguinamenti articolari ricorrenti.
Sinovite
Con il termine medico sinovite ci si riferisce a un’infiammazione della membrana sinoviale. Sanguinamenti articolari ricorrenti possono provocare reazioni infiammatorie a livello dell’articolazione, che possono causare danni e aumentare ulteriormente il rischio di sanguinamento.
Sintomi della sinovite
Tra i possibili sintomi di una sinovite si annoverano calore, gonfiore, dolore, sensazioni anomale e limitazione del movimento. Poiché questi sintomi sono molto simili a quelli di un sanguinamento, la sinovite non è sempre facilmente riconoscibile. Tuttavia, deve essere trattata tempestivamente.
Sintomi
I sintomi sono segni o disturbi percepiti dal paziente che indicano la presenza di una malattia.
Nell’emofilia, i sintomi si manifestano spesso con sanguinamenti prolungati, sanguinamenti articolari o muscolari e una maggiore predisposizione al sanguinamento.
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T
V
Tasso di sanguinamenti
Il tasso di sanguinamenti descrive la frequenza con cui si verificano sanguinamenti (ad esempio articolari o muscolari) nell’arco di un anno. È un parametro importante per valutare l’efficacia della terapia per l’emofilia: più il trattamento è personalizzato per la persona, maggiore sarà la sua efficacia e minore la probabilità che si verifichino sanguinamenti. Idealmente, il tasso di sanguinamenti dovrebbe essere pari a zero.
Terapia
Per terapia si intendono tutte le misure mediche adottate per il trattamento o la prevenzione di una malattia. Nell’emofilia, la terapia comprende, tra le altre cose, la somministrazione di preparati contenenti fattori, trattamenti non basati sui fattori, profilassi e terapie specifiche in presenza di inibitori.
Terapia genica
La terapia genica consiste nella modifica mirata del patrimonio genetico umano, con l’obiettivo di trattare o addirittura curare una malattia di origine genetica. Gli esperti distinguono tra terapia genica somatica e terapia della linea germinale.
La terapia genica nell’emofilia A
Da alcuni anni si sta studiando la terapia genica anche per l’emofilia A. Un approccio prevede la fornitura alla persona colpita delle istruzioni per produrre il fattore VIII, che viene poi sintetizzato dalle cellule del fegato e distribuito in tutto il corpo attraverso il flusso sanguigno. Attualmente, però, la terapia genica non è ancora in grado di curare l’emofilia.
Terapia genica somatica
Nella terapia genica somatica viene modificato il patrimonio genetico di (determinate) cellule dell’organismo. La terapia è quindi specifica per la persona trattata.
L’altro tipo di terapia genica è la terapia genica della linea germinale, in cui viene modificato il materiale genetico della linea germinale (ovociti, spermatozoi o i loro precursori), con conseguente modifica del patrimonio genetico dei potenziali discendenti.
Opzione terapeutica nell’emofilia A
La terapia genica rappresenta un’opzione terapeutica anche per le persone con emofilia. Per le persone affette da questa patologia, la terapia genica somatica rappresenta attualmente l’unica possibilità di una potenziale guarigione. Sono attualmente in corso numerosi studi in questo ambito.
Terapia non basata sui fattori
Le terapie non basate sui fattori seguono un approccio diverso rispetto a quelle basate sui fattori. In questo tipo di terapie non viene somministrato un fattore VIII o IX sostitutivo, né derivato dal plasma né prodotto mediante tecniche biotecnologiche. Il problema della carenza di fattore VIII o IX viene aggirato attraverso meccanismi alternativi.
Uso delle terapie non basate sui fattori
Un vantaggio di queste terapie non basate sui fattori è che l’organismo non sviluppa inibitori contro il fattore VIII somministrato; pertanto, possono essere utilizzate anche nei pazienti affetti da emofilia con inibitori. Queste terapie vengono somministrate a scopo profilattico.
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Terapia sostitutiva
La terapia sostitutiva (talvolta chiamata anche terapia di rimpiazzo) è una forma di trattamento in cui vengono reintegrate sostanze mancanti o presenti in quantità insufficiente nell’organismo.
Nell’emofilia, ciò si traduce nella somministrazione regolare dei fattori della coagulazione mancanti (ad es., il fattore VIII nell’emofilia A o il fattore IX nell’emofilia B) al fine di trattare o prevenire i sanguinamenti.
Terapia sostitutiva con fattore Vlll
L’emofilia A può essere trattata con la terapia sostitutiva con fattore VIII. Il nome si deve al fatto che il fattore VIII mancante viene sostituito da un fattore VIII (oggi) prodotto artificialmente. Questo sostituisce la funzione del fattore VIII naturale dell’organismo mancante.
Trattamento al bisogno
Il trattamento al bisogno, chiamato anche terapia acuta o terapia on-demand/a richiesta, indica il trattamento di sanguinamenti già insorti. L’opposto del trattamento al bisogno è il trattamento preventivo, cioè la profilassi.
Trombo
Un trombo è un coagulo di sangue che si forma all’interno di un vaso sanguigno. Può ostacolare parzialmente o completamente il flusso sanguigno. I trombi di solito non hanno alcun ruolo nell'emofilia, ma costituiscono un importante controesempio.
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Trombociti
“Trombociti” è il termine medico utilizzato per riferirsi alle piastrine. Si accumulano in corrispondenza di una ferita e contribuiscono a “tapparla”, impedendo al sangue di fuoriuscire. In combinazione con alcune proteine (i cosiddetti fattori della coagulazione), consentono la chiusura e la guarigione della ferita.
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Trombocitopenia
La trombocitopenia è una carenza di piastrine (trombociti). Poiché i trombociti sono fondamentali per la formazione della prima struttura di chiusura della ferita, una loro carenza può causare un aumento dei sanguinamenti, come lividi o sanguinamenti delle mucose. A differenza dell’emofilia, nella trombocitopenia i fattori della coagulazione sono generalmente presenti. Mentre nell’emofilia è l’emostasi secondaria ad essere compromessa, la trombocitopenia interessa l’emostasi primaria. Se entrambe le condizioni sono presenti contemporaneamente, la predisposizione al sanguinamento può aumentare.
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Valore di aPTT
aPTT viene dall'inglese "activated Partial Thromboplastin time" e significa "tempo di tromboplastina parziale attivata". Misura il tempo che il sangue impiega per coagularsi, per questo viene utilizzato nella diagnosi dei disturbi della coagulazione. Il valore normale, a seconda dello standard di laboratorio, è di circa 26-40 secondi.
Il valore di aPTT nell’emofilia A
L’aPTT dipende, tra l’altro, dai fattori VIII e IX. Per questo motivo nell’emofilia A e nell’emofilia B si osserva un prolungamento dell’aPTT: la coagulazione del sangue è alterata e, quindi, rallentata. L’aPTT viene utilizzato anche per monitorare l’andamento della terapia per l’emofilia. Tuttavia anche alcuni medicamenti, come l’acido acetilsalicilico, possono influenzare l’aPTT.
Valore di GGT
Il valore di GGT (gamma-glutamil transferasi) è un parametro epatico che può indicare danni o malattie del fegato.
È particolarmente rilevante per le persone con emofilia se hanno precedentemente ricevuto preparati contenenti fattori plasmaderivati e sono a rischio di infezioni da virus dell'epatite. Un valore di GGT elevato può indicare affaticamento o danno epatico e dovrebbe essere valutato da un medico.
Valore di GPT
Il valore di GPT (glutammato piruvato transaminasi) è un importante parametro epatico che può indicare danno o infiammazione del fegato. Un valore elevato indica che le cellule epatiche sono state danneggiate.
Il valore di GPT è particolarmente rilevante per le persone con emofilia se precedentemente sono stati utilizzati preparati contenenti fattori plasmaderivati e sussisteva un rischio di infezioni da virus dell'epatite. Controlli regolari aiutano a individuare precocemente un eventuale danno del fegato.
Valore di MCV
Il valore di MCV (volume corpuscolare medio, dall'inglese Mean Corpuscular Volume) indica la dimensione media dei globuli rossi. Nell’emofilia è rilevante soprattutto quando, a causa di sanguinamenti ricorrenti o più intensi, si sviluppa un’anemia. Un valore di MCV ridotto può indicare una carenza di ferro dovuta a perdita cronica di sangue.
Valore di RDW
L'acronimo RDW, dall'inglese Red cell Distribution Width, indica l’ampiezza di distribuzione dei globuli rossi. Un sinonimo è "ampiezza di distribuzione eritrocitaria". Normalmente, il volume e la distribuzione dei globuli rossi sono variano. Un valore di RDW alterato può indicare la presenza di una patologia.
Significato del valore di RDW nell’emofilia A
In un esame del sangue, possono essere analizzati più approfonditamente il valore di RDW e altri parametri. Forniscono informazioni sulla presenza di eventuali carenze di particelle ematiche e, se presenti, di quali, nonché sulla capacità di trasporto dell’ossigeno. Contribuiscono inoltre ad individuare la causa di un’anemia. Un valore di RDW basso può indicare un’anemia, ad esempio dovuta a un sanguinamento.
Per saperne di più
Auto-aiuto nell’emofilia